Tesi di Laurea

Frequently Asked Questions

Domande (e risposte) sulla scrittura di una Tesi di Laurea di carattere tecnico/scientifico ad uso degli studenti di Ingegneria Informatica dell'Università Roma Tre

Versione del 20 ottobre 2012



ASSEGNAZIONE

Qual è un buon argomento per una tesi di laurea triennale o magistrale?[+]

Lo scopo della tesi di Laurea Triennale è quello di verificare che lo studente abbia acquisito nei sui tre anni di studio gli strumenti metodologici opportuni che lo qualificano come ingegnere. Non è dunque indispensabile che l'argomento della tesi abbia carattere innovativo. È necessario, invece, che si presti a costituire una palestra per questi strumenti metodologici. Tipici argomenti sono: progetti (database, portali, moduli software, architetture, ecc); misure (tempi di esecuzione, tempi di trasmissione, carico cpu, banda utilizzata, ecc); comparazioni (qualità dei servizi, usabilità dei sistemi, confronto di soluzioni software, ecc).

Lo scopo della tesi di Laurea Magistrale è quello di verificare che lo studente abbia acquistito le capacità per affrontare problemi, anche costruendosi gli strumenti metodologici necessari per la loro soluzione. In questo caso il carattere innovativo è importante ed è un prerequisito di una votazione di laurea soddisfacente. L'oggetto della tesi, non è più un progetto, ma eventualmente una metodologia di progetto, che generalmente viene istanziata in un progetto specifico per fini dimostrativi. Tuttavia nel caso della tesi di Laurea Magistrale l'argomento di tesi può essere molto diverso da un progetto (per esempio una teoria o un modello, e la sua validazione).

Per riassumere la differenza tra le due tesi, facciamo un paragone culinario e supponiamo che invece che a Ingegneria foste iscritti ad una scuola di cucina. Lo scopo della tesi di Laurea Triennale sarebbe quello di verificare la vostra conoscenza delle ricette esistenti. Lo scopo della tesi di Laurea Specialistica sarebbe quello di verificare la vostra abilità nel concepire nuove ricette originali.

SCRITTURA

Con quale stile deve essere scritta la tesi?[+]

La tesi è un documento di carattere tecnico. Probabilmente nella tua carriera dovrai produrre molti documenti di questo genere. Tuttavia (fatta eccezione per qualche eventuale tesina) la tua tesi di laurea è il primo documento di carattere tecnico di una certa sostanza che ti capita di scrivere. Sicuramente è uno dei più importanti. Il dover produrre il più importante documento di carattere tecnico per primo non è certo una circostanza propizia e va presa un po' come una sfida.

Ti riassumo qui di seguito le differenze essenziali di un documento di carattere tecnico rispetto ad un documento generico. Aver chiare queste caratteristiche è il primo passo per scrivere una buona tesi.

  1. Tipo di consultazione. Un documento di carattere tecnico è consultato da un lettore frettoloso che non legge per diletto ma per necessità, cioè per trovare risposte a delle domande precise (cosa contiene questa tesi? Qual è la parte più originale? Come viene affrontato questo o quel problema tecnico? Qual è l'apporto metodologico? Qual è il substrato tecnologico? Qual è la letteratura di riferimento per questo dominio applicativo? Ecc. ecc.). Per questo motivo lo stile non è prolisso o ampolloso. I termini non sono mai ingiustificatamente ricercati o inconsueti. La natura delle frasi è sempre dichiarativa. Non è uno scritto "artistico" (cioè evocativo o poetico). Soprattutto non è uno scritto involuto, ma tende ad essere esplicito per quanto possibile. Non occorre leggere un capitolo per estrarne il significato e non occorre nemmeno leggere tutta la tesi per capirne il contenuto. Se un romanzo giallo fosse scritto nello stile di una tesi il titolo sarebbe: "L'assassino è il maggiordomo".
  2. Struttura. Essendo consultato da un lettore frettoloso, il documento di carattere tecnico deve fornire gli opportuni strumenti per consentire al lettore di trovare velocemente il capitolo, la sezione, la frase che sta cercando. Questo vuol dire che il documento deve essere fortemente ed esplicitamente strutturato, e corredato da un indice che consente di trovare le informazioni rapidamente. Per una descrizione della struttura della tesi salta alla sezione: "Qual è la struttura di una tesi?".
  3. Titoli dei capitoli e delle sezioni. Per i motivi detti sopra, i titoli dei capitoli, delle sezioni, delle sottosezioni, ecc devono comunicare esattamente il loro contenuto. Per esempio: la sezione con il titolo "Il problema X" conterrà la definizione del problema X, ma non le ipotesi sulla sua soluzione (che sono eventualmente contenute nella sezione "Ipotesi per la soluzione del problema X"). In particolare sono banditi i titoli evocativi: quelli che ricordano un po' lo stile del Manuale delle Giovani Marmotte. Lo scopo di un titolo è quello di comunicare tutto e solo il contenuto di un capitolo o di una sezione, non è quello di invogliare il lettore a leggerlo, di incuriosirlo.
  4. Stile non soggettivo. In generale, dovendo documentare un'esperienza tecnica o un risultato teorico, lo stile non è soggettivo ma più spesso impersonale. Non sono indicate frasi come le seguenti: "Ho interconnesso i due sistemi direttamente". Meglio: "I due sistemi possono essere interconnessi direttamente". "Descrivo qui il contenuto del capitolo". Meglio: "Per comodità del lettore segue una breve descrizione del contenuto del capitolo". Non si tratta solo di forma, ma anche di sostanza: nello scrivere in forma impersonale si è portati a motivare oggettivamente le scelte, mentre le costruzioni soggettive celano facilmente scelte arbitrarie non motivate. "Ho interconnesso i due sistemi direttamente". Perché? Perché era l'alternativa più economica? Perché era la cosa più semplice? Perché era una soluzione accettabile per un prototipo? Lo stile impersonale aiuta ad integrare il testo con le risposte a queste domande.
    C'è una sola eccezione in cui è imperativo l'uso dello stile soggettivo: quando si deve descrivere cosa abbia realizzato specificatamente il candidato nel seno di un progetto in cui ci sono più attori. In questo caso "il mio contributo è stato questo e quest'altro" non può essere sostituito con "è stato fatto questo e quest'altro".
  5. Assenza di prospettiva storica. La storia delle vicissitudini temporali del lavoro (o personali del tesista) non sono pertinenti, perché non hanno un'interpretazione univoca, e il loro significato e valore non è palese. Non sono indicate frasi come le seguenti: "All'inizio del Tirocinio volevo interconnettere i due sistemi direttamente, ma poi mi sono accorto che ciò era impossibile". La successione degli eventi non è di alcun interesse per il lettore. Sarebbe stato meglio scrivere "Si noti che i due sistemi non possono essere interconnessi direttamente. Infatti, una interconnessione diretta avrebbe questo e quel difetto, entrambi inaccettabili per gli scopi del presente progetto".
  6. Limitatezza del tempo di scrittura. Un documento tecnico viene prodotto come fase finale di una esperienza creativa o lavorativa ed è quindi soggetto agli stessi vincoli di tempo che hanno governato tutta l'attività. Per produrlo viene necessariamente seguita una metodologia che massimizza la qualità del risultato nel rispetto dei tempi (spesso stringenti) assegnati all'attività di scrittura (vedi "Quanto tempo è necessario per scrivere la tesi?" per una stima di tali tempi). Lo stile con cui è scritta la tesi riflette necessariamente questi vincoli.

Quale metodologia devo usare per scrivere la tesi: top-down o bottom-up?[+]

Assolutamente top-down. Non cominciare a scrivere la tesi in nessun altro modo.

Nella scrittura top-down si comincia dai titoli dei capitoli. Una volta stabiliti i titoli dei capitoli si determinano i titoli delle sezioni interne ad ogni capitolo. Poi vengono decisi i titoli delle sottosezioni. Poi i titoli delle sotto-sottosezioni. Si può spingere questo approccio fino al quarto o al quinto livello della gerarchia. Non è detto che la tesi finale contenga esplicitamente una gerarchia di sotto-sezioni così fine (i livelli bassi della gerarchia possono essere riassorbiti). Il lavoro di scrittura dei titoli serve a strutturare mentalmente tutta la tesi in una gerarchia di concetti. Quando questo lavoro sarà finito avrai chiaro il contenuto e la struttura della tesi e potrai cominciare a scrivere una frase per ogni sotto-sottosezione. Se il livello gerarchico è sufficiente, dalla scrittura di queste frasi nascerà, come per incanto, una tesi coerente ed efficace.

La scrittura bottom-up, invece, è da aborrire assolutamente. Qui di seguito ti descrivo un esempio di processo di scrittura bottom-up solamente per farti intuire quanto sia controproducente. Il tipico scrittore bottom-up comincia con la scrittura di un certo numero di pagine il cui tono è determinato da una prima ispirazione iniziale. Al processo di scrittura si affianca, immancabilmente, un processo di ripensamento e di ulteriore elaborazione della materia che ha come naturale effetto l'intuizione di possibili alternative o di necessarie variazioni. Per esempio, in fase di scrittura ci si può rendere conto che gli strumenti formali non sono sufficienti per documentare bene i punti più complessi della tesi, e che dunque è salutare introdurre una opportuna notazione in una sezione preliminare. Oppure ci si avvede che due sezioni sono più facili da scrivere se il loro ordine viene invertito. Oppure ancora ci si rende conto che il lettore non è stato messo al corrente di un argomento che va incluso in un capitolo apposito. Lo scrittore, dunque, nel mentre procede con la scrittura della tesi in accordo alla sue ultime folgorazioni, si dedica in parallelo anche alla correzione di quelle parti già scritte che vanno in qualche modo aggiornate alla nuova nomenclatura o notazione. Questa ramificazione del processo di scrittura si ripete all'infinito, man mano che l'idea generale della tesi prende forma e si stabilizza. In nessun momento la tesi è coerente con se stessa, ma sarà sempre formata da una collezione di pezzi, ognuno coerente con l'idea della tesi che lo scrittore aveva nel momento in cui quel pezzo è stato scritto. Una stessa frase dovrà essere riletta mille volte, per controllare che non faccia riferimento a concetti che sono stati rimossi o posposti, o che abbia il tono giusto. Crescendo il numero delle pagine, cresce nella stessa misura la quantità di risorse che occorre investire per apportare una variazione anche minima alla struttura generale. Alla fine, una tesi di 100 pagine è condannata ad essere insoddisfacente (perché l'ultima intuizione dello scrittore non è ancora stata implementata nel documento), non più modificabile (per motivi di tempo) e quel che è peggio nemmeno coerente (perché scritta in momenti diversi e con prospettive diverse).

Il processo di scrittura top-down non è affetto dagli inconvenienti descritti qui sopra. Nella fase di definizione dei titoli dei capitoli si discute la legittimità dei capitoli stessi, il loro ordine, le relazioni tra i concetti in essi contenuti, il significato complessivo della tesi, la sua parte più elementare, quella più complessa, quella documentale, quella metodologica, quella progettuale, quella sperimentale. Quando i titoli dei capitoli si sono stabilizzati, l'idea generale della tesi è fissata e lo scrittore è soddisfatto della sua struttura e del suo contenuto. Ogni capitolo ha un suo ruolo nel flusso del discorso e può essere definito nel dettaglio con la certezza del contesto in cui si pone. Nel determinare le sezioni e le sottosezioni si sa qual è la terminologia a disposizione e quali sono i concetti che ancora non sono stati introdotti. Il processo di scrittura top-down è un processo tutto razionale, non condizionato ad ispirazione alcuna. Nella scrittura della tesi, come nella scrittura di qualsiasi altro documento tecnico di una certa lunghezza, la scelta del metodo top-down è obbligatoria. Non cominciare a scrivere la tesi in nessun altro modo. Te lo ripeto: NON COMINCIARE A SCRIVERE LA TESI IN NESSUN ALTRO MODO.

Qual è la struttura di una tesi?[+]

La struttura della tesi è determinata dal suo scopo: quello di comunicare il risultato di un lavoro di mesi nel più breve tempo possibile e nel modo più efficace possibile.

  • La tesi si apre con un frontespizio in cui viene dichiarata l'istituzione nella quale si laurea il candidato, il tipo di laurea, l'anno accademico, il titolo della tesi, il nome del candidato, il relatore, il co-relatore. Non è necessario menzionare il contro-relatore, in quanto non è necessariamente noto al momento della stampa ed ha un ruolo assolutamente secondario. Per il titolo vedi la domanda "Come si sceglie il titolo?".
  • Al frontespizio può seguire una pagina opzionale con una dedica.
    Inoltre si usa aggiungere una pagina di Ringraziamenti in cui vengono raccolte tutte le questioni personali ad uso di familiari, amici, ecc.
  • Segue l'Introduzione, che generalmente non è numerata e contiene una descrizione della tesi (vedi la domanda "Come si scrive l'Introduzione?").
  • A questo punto c'è l'Indice generale della tesi.
  • Possono seguire indici particolari come l'Indice delle Tavole o l'Indice delle Figure ecc.
  • Seguono i capitoli che costituiscono il cuore stesso della tesi. Ai capitoli è dedicata, infatti, un'apposita sezione ("Quanti e quali capitoli deve avere la mia tesi?").
  • Possono esserci delle appendici contenenti informazioni particolari (evitare il codice che non interessa a nessuno: la strategia di allungare il testo con il codice è controproducente). Le appendici possono contenere tabelle che mostrano delle copiose misure sperimentali ecc.
  • Chiude la tesi una bibliografia.

La tesi può essere opzionalmente suddivisa in Parti (generalmente due: Parte I e Parte II).
L'indice analitico è generalmente assente (è un po' troppo pretenzioso: presuppone una consultazione di tipo manualistico ed è molto costoso in termini di tempo da realizzare).

Per chiarire meglio qual è il ruolo delle varie parti descriverò qui di seguito cosa deve guardare chi si trova una tesi in mano e la vuole valutare:

  1. Per prima cosa, ovviamente, leggere il titolo. Il titolo consente generalmente di classificare subito la tesi in compilativa, progettuale o teorica (attenzione alle tesi compilative che tendono a mimetizzarsi nelle altre due categorie). Dal titolo è anche possibile capire il dominio in cui cade la tesi.
  2. Guardare l'Indice. Dall'indice si capisce cosa contiene la tesi. Una rapida scorsa ai titoli dei capitoli permette di capire sia il contesto che il problema risolto dal tesista. Dall'indice si può anche desumere la qualità e la quantità del suo contributo originale. Se invece dall'indice non si desume niente, se cioè la tesi è mal strutturata, probabilmente sarà anche mal scritta, e tanto vale interrompere l'indagine.
  3. Un salto alla Bibliografia consente di valutare la letteratura di riferimento. Dalla complessità di questa letteratura si capisce il contesto in cui si colloca la tesi.
  4. Leggendo l'Introduzione per intero si ha un bignami della tesi.
  5. Aprire la tesi a caso e leggere mezza pagina. Meglio se da un capitolo metodologico. Se la tesi è scritta con un metodo top-down, la qualità della scrittura è pressoché uniforme. Da poche frasi si capisce se la tesi è leggibile o se è totalmente incomprensibile.
  6. Una comprensione ulteriore del contenuto della tesi si può avere solamente leggendola per esteso, nel caso, ovviamente, che sia scritta in maniera sufficientemente buona.

Quanti e quali capitoli deve avere la mia tesi?[+]

Il numero di capitoli può variare, ma generalmente sono sei o sette. Un numero maggiore di capitoli potrebbe essere l'indizio di una scarsa organizzazione gerarchica del contenuto. Qualora i capitoli siano solo 4 o 5, è facile che il candidato stia omettendo qualcosa.

I princìpi generali che determinano titoli e contenuti dei capitoli discendono dalle seguenti considerazioni:

  1. Il contenuto della tesi in quattro parole è sempre il seguente: "c'era un problema e io l'ho risolto". Chi scrive la tesi deve sforzarsi di trasmettere a chi legge la natura del problema e della relativa soluzione. Un capitolo ha un titolo equivoco se non si capisce il suo ruolo in questa prospettiva.
  2. Leggendo i titoli dei capitoli in successione si passa da capitoli che descrivono cose preesistenti alla tesi, a capitoli che descrivono i prodotti originali della tesi stessa. Questa circostanza è perseguita scientemente dal tesista, che in questo modo chiarisce a chi legge il proprio ruolo. Non è una buona strategia dare ad un capitolo che contiene un contributo originale un titolo che può farlo interpretare come documentale. Il 30÷40 % della tesi deve essere dedicato al contesto (ciò che c'era prima) mentre il 70÷60 % è dedicato al contributo originale.
  3. La valutazione della tesi si basa sul suo contenuto. Il contenuto più prezioso è il contenuto metodologico. Poi viene il contenuto progettuale, che si suppone ispirato a metodologie opportune. Poi quello implementativo, che viene visto come semplice traduzione di un buon progetto informatico nella sua implementazione in un linguaggio qualsiasi. Infine quello documentale o compilativo che rischia di essere classificato come patchwork di documenti preesistenti. Nello scrivere la tesi occorre valorizzare al massimo il proprio lavoro, e dunque cercare di presentare tutto il possibile come metodologia. Quando non si riesce a promuovere qualcosa come metodologia ci si rassegna a presentarla come progetto. Quando non si riesce a far passare qualcosa come progetto, si confessa che è un dettaglio implementativo. La parola implementazione in una tesi è una parolaccia e deve comparire il meno possibile.
I capitoli sono, ovviamente, la parte più importante della tesi e sono di diversi tipi:

  • Alcuni capitoli sono capitoli introduttivi: contengono cioè nozioni che sono indispensabili per capire la tesi, eppure non sono diffuse al punto di poter assumere che il lettore le possegga. Questi capitoli sono documentali/compilativi e sono i più facili da scrivere. Per esempio, le prime tesi che descrivevano progetti di applicazioni scritte con il linguaggio di programmazione Java si aprivano con un capitolo su Java. Da quando il linguaggio Java si è diffuso e sedimentato, il fatto che il lettore lo conosca è dato per scontato.
  • Nei capitoli introduttivi è stato già descritto il contesto generale della tesi e introdotto il problema che la tesi intende affrontare. A questo punto il candidato si guarda intorno e classifica le soluzioni già esistenti, discutendone l'applicabilità al caso specifico, i vantaggi e gli svantaggi sotto le diverse prospettive. Ai capitoli introduttivi seguono, dunque, dei capitoli di classificazione. Questi capitoli contengono già un prodotto originale del candidato. In alcuni casi particolari questa fase di classificazione è talmente ardua da costituire la parte più importante della tesi. Questo potrebbe essere il caso, per esempio, di una tesi che riassuma tutte le tecniche utilizzabili per eseguire la sperimentazione o la progettazione o il dimensionamento in un nuovissimo dominio applicativo.
  • Finalmente si arriva ai capitoli metodologici. Questa è la parte più preziosa della tesi, quella che descrive le metodologie introdotte dal candidato. Le metodologie sono le ricette, i metodi, le linee guida, che non sono esclusive di uno specifico progetto o problema, ma che sono comuni a tutti i progetti/problemi di un certo tipo. Più è generale la tipologia a cui si applica la metodologia, più la metodologia è preziosa. Generalmente i tesisti tendono a non scrivere capitoli metodologici. Infatti questi sono i capitoli più difficili, che necessitano di un ulteriore sforzo di astrazione. Ogni riga scritta in un capitolo metodologico vale dieci righe scritte negli altri capitoli.
  • Ai capitoli metodologici seguono i capitoli descrittivi che descrivono il lavoro vero e proprio del tesista. Se il lavoro è un modulo o una applicazione software, come succede spesso, allora in questi capitoli si descrive il progetto del software con tutti gli strumenti formali di cui si è capaci.
  • Infine possono essere presenti altri tipi di capitoli, come i capitoli sperimentali, se occorre misurare comparativamente la bontà del progetto, o dei capitoli che descrivono esempi d'uso, se si suppone che l'applicazione prodotta possa essere distribuita a degli utenti. La tesi può chiudersi con una parte che descrive alcuni dettagli implementativi.
  • Da ultimo può esserci qualche pagina di Conclusioni (vedi la domanda "Come si scrivono le Conclusioni?").

Quanto deve essere lunga la tesi?[+]

La risposta a questa domanda non può che essere indicativa, in quanto è il contenuto della tesi e non la sua lunghezza a determinarne il valore. Non esiste dunque una lunghezza ottimale, tuttavia una lunghezza minima indicativa potrebbe essere di 50 pagine per una laurea triennale e di 100 pagine per una laurea Vecchio Ordinamento o per una laurea specialistica. Come lunghezza massima si può considerare tre volte la lunghezza minima (150 pagine per una laurea triennale e 300 pagine per una laurea Vecchio Ordinamento o per una laurea specialistica).

Considera che il fatto di non riuscire a scrivere un numero dignitoso di pagine sul tuo lavoro depone a tuo sfavore nella valutazione della tesi. Allo stesso modo, se non sai riassumere la tua esperienza in un numero contenuto di pagine denunci una carenza della tua capacità di sintesi.

Considera anche che è certamente più apprezzata una tesi sintetica, piuttosto che una tesi prolissa per la quale sono state adottate strategie discutibili quali l'inclusione di un numero eccessivo di figure superflue o di capitolo di background non pertinenti, oppure l'inclusione del codice in un linguaggio di programmazione. Il lavoro di sintesi nella scrittura della tesi è un apprezzato contributo del candidato.

Quanto tempo è necessario per scrivere la tesi?[+]

Il tempo necessario per scrivere una tesi di 200 pagine tipicamente non è inferiore ai 20 giorni. Con la metodologia top-down (vedi "Quale metodologia devo usare per scrivere la tesi: top-down o bottom-up?") è possibile avvicinarsi molto a questa soglia, con una buona qualità del prodotto finale.

Quale formato devo usare per le pagine?[+]

Una trentina di righe per pagina. Ottanta battute per riga. Le pagine sono solitamente stampate solo fronte. Qualora la tesi tenda ad essere ciclopica, è una buona strategia stamparla fronte-retro, per renderla più maneggevole e rendere meno evidente la sua mole (che a questo punto è assimilabile ad un difetto). Il testo deve essere giustificato (allineato a destra e sinistra) come usuale nelle pubblicazioni rilegate.

Devo usare LaTeX o Word?[+]

Uno dei due, questo fattore non influenza la valutazione della tesi.

Il LaTeX (pronuncia làtek) è un linguaggio molto complesso, usato generalmente per la letteratura scientifica. L'idea base è quella di scrivere un testo ascii non formattato che poi, una volta compilato, produca il testo formattato desiderato. Un vantaggio nell'uso del LaTeX è che il risultato è generalmente pregevole dal punto di vista estetico e dunque chi scrive si può concentrare su problemi più seri che non l'impaginazione. Tuttavia il LaTeX è un linguaggio difficile da imparare. Per iniziare a scrivere la tesi è una buona strategia procurarsi un'altra tesi scritta in LaTeX e riutilizzare le stesse strutture ed impostazioni generali. È comunque presumibile che durante la scrittura della tesi sia necessaria la consultazione di un manuale LaTeX. È consigliabile l'uso del LaTeX almeno nei seguenti casi:

  • La tesi conterrà molte formule, caratteri speciali, riferimenti incrociati e citazioni. Per questi, infatti, il LaTeX ha costrutti molto efficaci.
  • Il candidato conosce già il LaTeX.
  • Il candidato intende approfittare della tesi per imparare ad usare il LaTeX, che gli potrebbe essere utile per la sua futura carriera professionale e/o accademica.
  • Il candidato non ha a disposizione una installazione di Microsoft Word e di Microsoft Office, ma invece dispone di un ambiente Linux o Unix.
  • Il candidato non vuole ritrovarsi a combattere con prodotti alternativi che spesso sono meno robusti e più soggetti a bachi (soprattutto quando le dimensioni della tesi sono ragguardevoli).

È disponibile un modello per la scrittura della tesi in LaTeX?[+]

Un modello di tesi scritta in LaTeX è disponibile qui: modelloTesiDIA.tar.gz.

Questo modello deriva da un analogo modello per tesi di dottorato creato da Franco Milicchio. E' stato adattato alle tesi del Corso di Studi in Ingegneria Informatica dell'Università Roma Tre da Enrico Gasperoni e poi ulteriormente debuggato da Luca Vergantini. Nel file .cls trovate un elenco di problemi corretti e anche di problemi non corretti ma noti (chi ha orecchie per intendere intenda :-).

Come si scrive l'Introduzione?[+]

Il ruolo dell'Introduzione nelle tesi è un po' convenzionale: contiene di fatto un compendio della tesi. La sua lunghezza è di circa 3÷5 pagine. Il suo scopo è di consentire una rapida valutazione del contenuto della tesi. Sicuramente hai presente le usuali introduzioni nella letteratura non scientifica. Queste hanno lo scopo di intrigare il lettore, incuriosirlo e indurlo a leggere o comprare il libro senza per questo rivelare le parti più belle dell'opera. L'Introduzione della tua tesi ha lo scopo opposto. Tutto ciò che è contenuto nella tesi deve essere menzionato nell'introduzione. Per questo motivo è una delle ultime cose che viene scritta. Inoltre, visto che è la prima cosa che viene letta da chi vuole valutare la tesi, è probabilmente una delle poche cose lette e rilette dal tesista e dal relatore. Una particolarità dell'Introduzione è quella di essere leggibile anche da parte di chi non è addentro alla materia della tesi. Questo costituisce la maggiore difficoltà di scrittura: non si possono usare terminologie complesse, perché altrimenti chi non le conosce perde il significato delle frasi. Nel contempo non si può non essere rigorosi, perché altrimenti chi conosce la materia noterà l'inesattezza di alcune affermazioni. Talvolta una strategia obbligatoria è quella di essere un po' vaghi, alludendo ai concetti rigorosi con una terminologia sufficientemente astratta da renderli rintracciabili dall'esperto e digeribili da parte del neofita.

Anche se l'introduzione non è strutturata esplicitamente, in realtà ha una sua struttura. Si apre con un cappello di qualche frase che introduce il dominio di interesse. Per esempio: una tesi sulle reti di calcolatori si apre con qualche frase che sottolinea l'importanza di Internet nella vita quotidiana di tutti noi. Nel giro di qualche frase, però, il discorso si stringe velocemente sull'argomento specifico della tesi. Dopo la prima mezza pagina siamo già a parlare del problema che la tesi intende risolvere. A questo punto c'è una o due paginette che descrivono la difficoltà del problema e la strategia utilizzata dal candidato per risolverlo, cioè il contributo originale della tesi. La parte finale dell'Introduzione ospita generalmente una descrizione pedissequa della tesi in termini di capitoli, tanto per essere sicuri di non tralasciare nulla. Qualcosa del tipo: "Nei primi due capitoli si introduce questo e quello, nel terzo capitolo si descrive lo stato dell'arte di questo dominio, nel quarto capitolo...".

Cose che non devono finire nell'Introduzione:

  • frasi personali del tipo: "Il Tirocinio mi è molto piaciuto. È stata un'esperienza professionale preziosa..."
  • ringraziamenti a questo o a quello: "Bobby mi è stato molto vicino durante la scrittura di questo lavoro...". Per i ringraziamenti c'è la possibilità di inserire una pagina apposita (vedi "Qual è la struttura di una tesi?")
  • una struttura esplicita fatta di sezioni o sottosezioni
  • una figura di qualsiasi tipo

Come si sceglie il titolo?[+]

Il titolo viene scelto di concerto con il relatore della tesi. È una delle ultime cose che viene definita. Formalmente, il titolo si sceglie quando si presenta la domanda di laurea alla segreteria studenti (è questo il titolo che resta negli archivi e appare sui "certificati di laurea con titolo della tesi").

Un buon titolo ha le seguenti caratteristiche:

  1. Riflette bene il contenuto della tesi. Esempio negativo: cosa contiene la tesi dal titolo "Il protocollo TCP"? È una tesi compilativa sul protocollo? È una tesi sperimentale che confronta le diverse implementazioni del protocollo? È una tesi che introduce una nuova variante del protocollo? Oppure uno studio teorico e formale delle caratteristiche del protocollo?
  2. Non è esageratamente lungo (meno di tre righe). Esempio negativo: "Progetto e realizzazione di una interfaccia grafica per un client Web di un servizio di consultazione bibliotecario".
  3. Non contiene termini inglesi che non siano di immediata comprensione. Sarebbe meglio evitare i termini inglesi del tutto. Per esempio "Un server per la distribuzione di numeri casuali". Meglio "Un servizio di distribuzione di numeri casuali".
  4. È sufficientemente astratto da essere comprensibile anche ai non esperti del settore. Esempio negativo "Progetto e realizzazione dello strato software Y dell'architettura XYZ". Quale sarà lo scopo dello strato Y? Quale sarà stata la difficoltà della tesi?
  5. È resistente al tempo: non è legato ad una tecnologia che domani potrebbe cadere in disuso. Per esempio: "Il modulo navigatore dell'Enterprise". Domani l'Enterprise potrebbe non essere più facilmente identificabile per un lettore. Sarebbe meglio "Il modulo navigatore di una navicella spaziale".

Come si scrivono le Conclusioni?[+]

Le Conclusioni (spesso "Conclusioni e Sviluppi Futuri") riassumono quali aspetti del problema affrontato nel lavoro di tesi possono oggettivamente dirsi chiusi in maniera soddisfacente e quali aspetti sono stati lasciati fuori, trattati marginalmente o con risultati non soddisfacenti, oppure migliorabili con un approccio diverso da quello seguito. Il tesista puo porsi la domanda "cosa farei con altri 6-12 mesi a disposizione per migliorare i risultati della mia tesi?"

Le Conclusioni si scrivono più velocemente se si dispone già dell'Introduzione in quanto Conclusioni e Introduzione hanno un minimo denominatore comune (un sunto dei risultati della tesi). Poiché l'Introduzione è generalmente molto ben curata, è una buona strategia aspettare di avere una Introduzione stabile per consolidare di riflesso anche le Conclusioni.
Rispetto all'Introduzione, le Conclusioni sono prive del cappello introduttivo iniziale di largo respiro. Inoltre nello scrivere le Conclusioni si può assumere che il lettore abbia letto i capitoli precedenti e dunque è legittimo usare la terminologia corretta, anche se coinvolge concetti complessi. Le Conclusioni, ovviamente, non contengono la lista dei capitoli con i rispettivi contenuti che usualmente chiude l'Introduzione. Invece, sono chiuse dalla lista di problemi ulteriori, sviluppi futuri, e possibili seguiti del lavoro di tesi. Tale lista, per una nota regola non scritta che governa questo genere di cose, è bene che abbia almeno tre elementi (altrimenti lascia un'impressione di esiguità al lettore).

Le Conclusioni, seppure abbiano la dignità di un capitolo vero e proprio, possono occupare poche pagine (anche una sola pagina).

Quanto a ciò che non deve mai essere scritto nelle Conclusioni, valgono le stesse proibizioni che sono state elencate nella risposta "Come si scrive l'Introduzione?". In particolare, quello che tende con maggior facilità ad essere impropriamente incluso nelle Conclusioni è un giudizio sulla propria attività di tesi o di tirocinio (che evidentemente non può essere oggettivo) o peggio ancora sull'istituzione stessa del tirocinio (che non è richiesto).

Quali altre informazioni sono disponibili in rete sulla scrittura della tesi?[+]

Il professor Atzeni ha predisposto una pagina per i suoi tesisti contenente informazioni di carattere pratico e burocratico. Tale pagina è reperibile a questo indirizzo: http://www.dia.uniroma3.it/~atzeni/tesi/informazioni.html

Molto interessante anche la pagina del professor Ciancarini dell'Università di Bologna, contenente "alcuni suggerimenti per la redazione e la presentazione della tesi di laurea" disponibile a questo indirizzo: http://www.cs.unibo.it/~cianca/wwwpages/consigli.html

Preziosissima la pagina del professor Stefano Mizzaro dell'Università di Udine dal titolo "Come (non) si scrive la tesi" disponibile a questo indirizzo: http://users.dimi.uniud.it/~stefano.mizzaro/dida/come-non-scrivere-la-tesi.html

Per informazioni di carattere burocratico consultate la pagina del Collegio Didattico di Ingegneria Informatica a questo indirizzo: http://didattica.dia.uniroma3.it/tesi/progetti.php

Quali libri sono disponibili sulla scrittura della tesi?[+]

Il libro senz'altro più famoso è quello di Umberto Eco: "Come si fa una tesi di laurea - le materie umanistiche" (Tascabili Bompiani). Tuttavia questo libro, come recita il sottotitolo, è dedicato principalmente alle materie umanistiche e (a detta dello stesso autore) utile anche per architettura, economia e commercio e per "alcune" facoltà scientifiche, ma a patto che si parli di tesi storiche o di teoria generale e non sperimentali o applicative, ed in ogni caso con bassa confidenza.
In secondo luogo il libro di Umberto Eco copre un range più vasto di problematiche. Discute, per esempio della scelta dell'argomento e del professore ecc. ecc. Infine il libro accusa i suoi anni: quando è stato scritto non erano diffusi i personal computer e le tesi venivano battute a macchina, ponendo una serie di problemi che oggi, fortunatamente, non dobbiamo più porci.

Altri libri possono essere i seguenti:

  • "Come si fa una tesi di laurea con il computer e internet",
    Max Giovagnoli, Tecniche Nuove, 2004.
  • "Istruzioni per scrivere una tesi, un paper, un saggio"
    Monica Centanni, Claudia Daniotti, Alessandra Pedersoli, Bruno Mondadori, 2004.

Chi ha contribuito a questo documento?[+]

Molte delle cose che sono scritte qui le ho imparate ascoltando le raccomandazioni del prof. Giuseppe Di Battista ai suoi tesisti (tra i quali me medesimo). Per il modello delle tesi in LaTeX ("RO9: È disponibile un modello per la scrittura della tesi in LaTeX?") occorre ringraziare Franco Milicchio ed Enrico Gasperoni. Questo documento ha anche giovato dei commenti di Luca Cabibbo, Pier Francesco Cortese, Marco Di Bartolomeo, Gaia Nicosia, Dario Pacciarelli, Massimo Rimondini e Riccardo Torlone. Ciò non vuol dire che queste persone condividano tutto ciò che è scritto in questa pagina.
Gli errori sono tutti merito mio :-)

Quanto posso copiare da libri o da altre tesi di laurea?[+]

Chi presenta una tesi copiata in tutto o in parte commette un reato (plagio). Ciò rimane vero anche se lo studente ha partecipato al lavoro di preparazione che poi ha consentito la scrittura della tesi. Nel novembre del 1997, nel confermare una condanna per uno studente di medicina, la Cassazione ha chiarito che:

"la legge sulla repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree non si riferisce a un lavoro compilato interamente da un soggetto diverso da quello che ne appare l'autore, ma anche al fatto oggettivo che il lavoro non sia proprio, cioè non sia frutto del proprio pensiero, svolto anche in forma riepilogativa o espositiva, ma che esprima tuttavia quello sforzo di ripensamento di problematiche altrui che si richiede per saggiare le qualità espositive di un candidato".

In pratica non è da considerare reato solamente la copia integrale, ma anche l'inganno costituito dal fatto di presentare come frutto del proprio pensiero ciò che è stato elaborato, totalmente o parzialmente, da altri. Il candidato che commetta questo reato va incontro ad una condanna per plagio, ad una denuncia da parte dell'autore o degli autori dell'opera copiata, e, non ultima, alla revoca della laurea.

Premesso ciò, è normale che soprattutto i capitoli iniziali della tesi contengano definizioni e concetti che provengono dallo stato dell'arte. Ogniqualvolta utilizzate un brano, una definizione o un concetto preso da una qualche fonte ricordatevi sempre di citarne esplicitamente la provenienza. La bibliografia serve a questo. Non abbiate remore a confessare la provenienza di una definizione. Un testo che cita molto è un testo autorevole. Dà l'impressione a chi lo legge di una persona competente del settore, che ne domina la letteratura. Un'immagine presa da Internet che riporti nella didascalia la fonte dà al lettore un'idea di correttezza giuridica, che è facile associare allo scrupolo scientifico.

Cosa devono dire (e in che lingua) le didascalie delle figure?[+]

Le didascalie hanno lo scopo di ragguagliare colui che guarda la figura (ma non necessariamente legge il testo) sulla natura di ciò che vi è rappresentato. Dettagli ulteriori (significati dei colori, semantica dei simboli, ecc.) possono essere presenti nella didascalia a patto che siano brevi. Se la disascalia supera la lunghezza di cinque righe, è preferibile spostare tali dettagli nel testo.

Quanto alla lingua, le didascalie, come il testo eventualmente incluso nelle figure, deve essere della stessa lingua con cui è scritta la tesi. Un errore comune è inserire testo in lingua inglese nelle immagini e nelle didascalie nonostante la tesi sia in italiano. Non ce n'è motivo ed è una cosa che oltretutto richiede uno sforzo aggiuntivo di traduzione. Tale deformazione è probabilmente dovuta al gran numero di libri tecnici presenti sul mercato che pur essendo in italiano hanno le figure commentate in inglese, visto che il testo originale è in inglese e sarebbe evidentemente troppo complicato cercare di tradurre anche quelle.


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